
Premessa:
Questa è stata la mia esperienza negli studi “Rai” di Milano durante il terzo anno (2005/2006) della scuola d’arte drammatica “Paolo Grassi”, in parte soggettiva e limitata al lavoro degli attori davanti al microfono. I testi sui quali ho lavorato sono stati scritti dal secondo e terzo corso di drammaturgia della scuola.
CHE COS’E’ UN RADIORAMMA?
Mi sembra doveroso spiegare, prima di come si fa, che cos’è un radiodramma. Un radiodramma è uno spettacolo via radio. Cioè non si vede, ma si ascolta. Lascia all’ascoltatore la possibilità di immaginare. Tanti grandi attori hanno iniziato proprio con i radiodrammi che reputo essere un’ottima palestra per l’attore.
I radiodrammi possono essere registrati o in diretta.
Ormai sono quasi spariti da tutti i palinsesti radio…
LEGGI…
RADIODRAMMA
Premessa:
Questa è stata la mia esperienza negli studi “Rai” di Milano durante il terzo anno (2005/2006) della scuola d’arte drammatica “Paolo Grassi”, in parte soggettiva e limitata al lavoro degli attori davanti al microfono. I testi sui quali ho lavorato sono stati scritti dal secondo e terzo corso di drammaturgia della scuola.
CHE COS’E’ UN RADIORAMMA?
Mi sembra doveroso spiegare, prima di come si fa, che cos’è un Radiodramma. Un radiodramma è uno spettacolo via radio. Cioè non si vede, ma si ascolta. Lascia all’ascoltatore la possibilità di immaginare. Tanti grandi attori hanno iniziato proprio con i radiodrammi che reputo essere un’ottima palestra per l’attore.
I radiodrammi possono essere registrati o in diretta.
Ormai sono quasi spariti da tutti i palinsesti radio.
COME FARE UN RADIODRAMMA
-Testo
-Lettura “a tavolino”
-Sala e studio di registrazione
-Registrazione
-Montaggio e post-produzione
-Ascolto
1- TESTO
Il primo passo per fare un radiodramma è avere un testo da leggere.
Il testo è un vero e proprio copione con dialoghi in forma di battute e didascalie. La differenza con un copione teatrale o cinematografico è che tutto deve essere scritto per avere una resa uditiva e non visiva: tutto deve creare delle immagini nella mente di chi ascolta.
2- LETTURA A “TAVOLINO”
Prima della registrazione è buona norma riunirsi tutti (attori, drammaturghi, direttore di registrazione, rumoristi) a “tavolino” per decidere chi farà cosa e come.
La lettura a “tavolino” è utile per prendere confidenza col testo e segnare sul proprio copione le varie indicazioni date dal direttore di registrazione, ma serve soprattutto all’attore per “aggiustarsi” le battute e “girarsele” come gli escono meglio.
Poi si inizia a capire con gli altri attori su quali ritmi e tempi le battute devono avere e si iniziano a ipotizzare delle caratterizzazioni che la voce deve avere per dar vita ai personaggi. Dico si inizia perché a mio avviso la maggior parte del lavoro si fa davanti al microfono.
L’importante è chiarire al meglio le intenzioni delle battute perché sono il solo mezzo che ha l’ascoltatore per immaginare.
3- SALA E STUDI DI REGISTRAZIONE
La sala deve essere completamente insonorizzata e mentre si registra la porta deve essere chiusa per evitare che qualsiasi rumore di sottofondo entri nei microfoni.
I microfoni sono strumenti eccezionali, in grado di catturare anche il più piccolo rumore di deglutizione, ricoperti da un reticolato e da un padiglione (antipopping) che servono a evitare che alcune lettere pronunciate dall’attore “sparino” troppo, cioè abbiano dei picchi sulla traccia audio (un esempio su tutte le “P”).
Prima di accedere alla sala si passa dallo studio di registrazione dove rimangono a spiare attraverso un vetro che collega le due stanze il direttore, il drammaturgo e il tecnico audio. E’ lì che si decide se la registrazione è buona o se è il caso di farne un’altra. La comunicazione con le persone dall’altra parte del vetro può essere visiva (gesticolando) o attraverso un microfono interfono collegato alle cuffie degli attori.
Ogni attore si posiziona davanti al proprio microfono con cuffie, leggio e copione.
Ogni microfono ha una traccia separata dalle altre per facilitare il lavoro di montaggio e evitare sovrapposizioni.
I microfoni sono a circa due metri di distanza l’uno dall’altro per non entrare con la propria voce negli altri microfoni.
L’ideale è posizionarsi in modo che ci si possa vedere tutti in faccia pur rimanendo di fronte al microfono:
1 è frontale al vetro dello studio
2 e 3 sono frontali a 4 e 5 e viceversa
Questo facilita gli attacchi e le intenzioni: quando si recita, guardarsi aiuta..
Tutti gli attori avranno il leggio difronte o leggermente spostato a sinistra o a destra del al microfono.
Le difficoltà sono:
-leggere dal leggio tenendo la bocca dritta verso il microfono, se ci si sposta l’entrata della voce nel microfono può essere diversa e dare origine a effetti di allontanamento o avvicinamento non voluti.
-non fare rumore coi fogli quando si spostano (consiglio di tenere gli angoli sfalsati per rendere più agevole lo spostamento della pagina che deve essere traslata e non girata).
4- REGISTRAZIONE
Ora può avere inizio la registrazione.
Viene fatto il cenno (visivo o in cuffia) dallo studio ogni volta che si parte con la registrazione .
E’ raro fare un’intera registrazione senza errori, ameno che tu non sia un doppiatore coi controcazzi.
Si procede dall’inizio del testo e si trovano dei punti in cui ci si può fermare (di solito è a fine scena).
Se si sbaglia ci si ferma in rigoroso silenzio per un istante e si riparte da inizio battuta in modo da dare la possibilità ai montatori di tagliare e incollare su un silenzio e non in mezzo ad una frase.
Le scene si possono fare per più volte, un po’ perché è difficile che vengano subito bene e un po’ per dare sfumature diverse alle intenzioni e per trovare nuove caratterizzazioni della voce.
Il microfono è un mezzo molto strano che va capito, e per farlo ci vuole tempo e fatica, ma appena trovi una chiave di lettura può dare le sue soddisfazioni!
Una volta finito il registrato ci si trasferisce nello Studio per ascoltarlo.
Se c’è qualcosa che non va si registra nuovamente.
5- MONTAGGIO E POST-PRODUZIONE
Il montaggio e la post-produzione consistono nel scegliere le migliori battute registrate e unirle fra loro inserendo suoni, rumori e musiche che non è stato possibile registrare in presa diretta, cioè in sala di registrazione.
6- ASCOLTO
Io consiglio di ascoltare i radiodrammi davanti al caminetto con un buon bicchiere di vino.
P.S.
Voglio spendere due parole su un lavoro che era legato ai radiodrammi e che ormai, proprio come questi ultimi, è quasi scomparso: il Rumorista.
Il Rumorista era una persona che ricreava con vari suoni o rumori gli ambienti dove si svolgeva il radiodramma. Aveva a disposizione pentole, trombette, chiodi, serrature con chiavi, etc. insomma in sala di registrazione c’era anche questo uomo che improvvisando con i suoi mille oggetti “suonava” e improvvisava come se fosse su un pianoforte. Tutti i suoni venivano fatti in presa diretta a la post-produzione a quanto ne so era praticamente assente.
Ora il campionario di rumori già registrati è vastissimo e i pochi rumori in presa diretta sono fatti dagli attori stessi.

