Dalle Mie Parti (Poesie) – di F.M.Montori

3 11 2009

Dalle mie parti

E’ questo autunno

Che si è rubato gli anni.

Ha ripiegato la bufera

E sta nel suo cantuccio.

Aspetterà il mese di dicembre

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E così si scivola

E così si scivola

Sconfitto, pazzo

Con la schiuma alla bocca

Con tua madre moribonda.

Paura, trapasso

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La corsa all’oro

Accorrete fratelli!

E’ il richiamo del corno d’avorio

dello scettro

di cui non si scorge la fine:

è la via principale, la promessa delle cifre

vigilata da diademi

che sprigionano fitte nebbie come luce

e luce

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Dice lo Zen, Pagina 41 – di F.M.Montori

23 10 2009

Nella valle era il crepuscolo, e il Fuoco era ormai oltre le vette scure dei monti, oltre i villaggi, le pianure e i fiumi pieni. Nella valle c’era un cerchio perfetto, gli abitanti del villaggio di Lehm, usciti dalle loro case di terra, con poche parole in bocca. E fuori dalle porte di giunchi, sassi di diversa grandezza, foglie secche, custodite dall’autunno fino al primo caldo, assieme a foglie lucide e vive, ammucchiate in omaggio alla divinità, che scrive su tavolette di argilla i nomi uno dopo l’altro, mai abbandonati dalla coerenza del tempo. Ad occidente, dove si estingue il Fuoco, il cerchio era degli anziani, nelle rughe intarsiate si potevano contare gli anni, il freddo e la fatica, e negli occhi la quiete delle notti senza sogni. Ad oriente, dove il Fuoco si rianima, giovani ancora da farsi assieme a fratelli e sorelle minori appesi per le mani o sorretti tra le braccia come leggere brocche d’acqua. La linea del cerchio era chiusa, a nord e a sud, da uomini e donne che nella valle erano chiamati i custodi dei tre regni. All’interno del cerchio, vi era…

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La Stitica – di F.M.Montori

14 10 2009

Elisa Loi

24 anni

Affetta da stipsi cronica

La paziente ha iniziato col descrivermi l’iter terapeutico da lei seguito nel corso di diversi anni. Da piccola, da molto piccola, nell’età del biberon, la madre aveva l’abitudine di somministrarle quantità di magnesio in polvere sciolta nel latte tiepido. Il risultato era soddisfacente, evacuazioni regolari. Nel passaggio dal pannolino al vasetto il padre metteva mandarini in quest’ultimo per spiegarle, tramite esempio, il nuovo luogo di scarico. Fare ricerche su anamnesi familiare: disturbi mentali o stipsi ereditaria (benché nella letteratura medica non esistano argomenti di supporto a tale familiarità.)

Nel periodo adolescenziale, differenti metodi utilizzati. Bicchiere d’acqua calda, ogni mattina: probabile detto popolare, consigliatole da qualche anziana del suo paese, le stesse che bevono ancora la propria urina per farsi passare il mal di pancia. Naturalmente tale ‘metodo omeopatico’ non è servito allo scopo. La nutrizionista le consigliò di mangiare prugne essiccate o cotte ogni mattina. La madre di Elisa aggiunse anche mele e pesche, utilizzando il proprio estro culinario per renderle più appetibili alla figlia. Nessun risultato incisivo e un fruttivendolo arricchito. Dopo questo secondo fallimento, la paziente ha sperimentato…

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Nomade Sentimentale (poesie)- di F.M.Montori

28 09 2009

NOMADE SENTIMENTALE

E’ vitreo il deserto

ed ha fame

di rifugi racchiusi.

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REQUIEM CONTEMPORANEO

Quattro passi

chiudono il cerchio

e tu pensi di aver calpestato il mondo.

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BALLATA DELLA SOLITUDINE

Io sono al centro dell’universo

accanto a piatti

nutriti d’acqua e polvere.

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Hebel – di F.M.Montori

15 09 2009

Oramai più nessun cane si ferma al tuonare degli scoppi. Non si volta più con le orecchie ritte e l’attenzione concentrata nei muscoli a modellare la postura. Non annusa più l’aria per cercare di capire se quell’odore appartenga al suo mondo. Ma ormai, capisce solo di doversi allontanare. Cosa ne possono mai sapere i cani del sudore dei proiettili? Di quella polvere che permette la loro ubbidienza al volere di indici che si chiudono ad uncino sul grilletto. In mezzo ai boschi qualcuno si nasconde. Alcune madri pallide, come abiti nuziali, tentano di azzittire neonati ancora in vita, mentre altri si addormentano…

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Conchiglie – di F.M.Montori

15 09 2009

Sean era ossessionato dalla paura che i suoni del mondo svanissero senza che lui ne potesse conservare le diverse melodie. Sean era un ragazzino estremamente semplice: “Un po’ ritardato.” Sosteneva qualcuno. “Troppo timido e introverso.” Ribadiva qualcun altro. Ma lui preferiva rimanere in disparte, lontano dagli altri. A scuola nessuno gli parlava, e anche i professori, senza ammetterlo fra di loro, si sentivano a disagio per quel silenzio camuffato da ragazzino rossiccio, che sedeva in fondo alla classe, in un banchetto da solo, e che non alzava mai la mano per prendere parola, ma allungava le orecchie, che avevano dita smaniose, per catturare le voci dei compagni, il trillo delle campanelle, il vociare delle auto al di là dei vetri, per il leggero…

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