
Nella valle era il crepuscolo, e il Fuoco era ormai oltre le vette scure dei monti, oltre i villaggi, le pianure e i fiumi pieni. Nella valle c’era un cerchio perfetto, gli abitanti del villaggio di Lehm, usciti dalle loro case di terra, con poche parole in bocca. E fuori dalle porte di giunchi, sassi di diversa grandezza, foglie secche, custodite dall’autunno fino al primo caldo, assieme a foglie lucide e vive, ammucchiate in omaggio alla divinità, che scrive su tavolette di argilla i nomi uno dopo l’altro, mai abbandonati dalla coerenza del tempo. Ad occidente, dove si estingue il Fuoco, il cerchio era degli anziani, nelle rughe intarsiate si potevano contare gli anni, il freddo e la fatica, e negli occhi la quiete delle notti senza sogni. Ad oriente, dove il Fuoco si rianima, giovani ancora da farsi assieme a fratelli e sorelle minori appesi per le mani o sorretti tra le braccia come leggere brocche d’acqua. La linea del cerchio era chiusa, a nord e a sud, da uomini e donne che nella valle erano chiamati i custodi dei tre regni. All’interno del cerchio, vi era…
